
Beethoven e i canti popolari d’Europa: il nuovo lavoro di Sandro Filippi
Nasce tra due importanti anniversari beethoveniani – i 250 anni dalla nascita e i 200 dalla morte del grande compositore tedesco – il nuovo lavoro di Sandro Filippi, dedicato alle canzoni popolari irlandesi, gallesi e scozzesi che Beethoven elaborò nel corso della sua vita.
Un progetto che unisce rigore musicale, sensibilità storica e passione per la coralità di ispirazione popolare.
Beethoven e la tradizione popolare
Ludwig van Beethoven si interessò a lungo al canto tradizionale, utilizzando temi popolari non solo come spunto per le sue grandi composizioni — basti pensare ai canti austriaci inseriti nella Sonata per pianoforte op. 110 o ai motivi russi dei Quartetti Razumowsky — ma anche trattandoli come opere autonome.
Su invito dell’editore e musicista dilettante George Thomson, Beethoven realizzò infatti oltre centocinquanta arrangiamenti di canzoni popolari provenienti da diversi paesi europei, in otto lingue: inglese, tedesco, russo, svedese, spagnolo, portoghese, polacco e italiano.
Dalla SAT a un nuovo progetto corale
A quasi un secolo e mezzo di distanza, nel 1951 Luigi Pigarelli adattò per il coro della SAT la canzone scozzese Oh Cruel Was My Father, divenuta in italiano Crudele fu mio padre, aprendo una suggestiva finestra sul dialogo tra Beethoven e la coralità alpina.
Quel tentativo rimase isolato, ma nel 2019 il Coro CeT di Milano ha deciso di riprendere quel filo interrotto, coinvolgendo cinque compositori – Armando Franceschini, Mario Lanaro, Bruno Zanolini, Mauro Zuccante e Sandro Filippi – nella riscrittura per coro maschile di sedici canti popolari beethoveniani.
Il progetto ha preso forma nel volume Beethoven. Canti popolari d’Europa, pubblicato nel 2023 da Edizioni Curci con la prefazione di Giovanni Cestino, e accompagnato anche da una registrazione discografica delle nuove partiture.
Sandro Filippi ha curato cinque trascrizioni, proseguendo in questo nuovo lavoro il suo percorso di approfondimento e rielaborazione delle Folk Songs beethoveniane.
Dalle melodie d’Irlanda e del Galles al canto corale
I brani inclusi in questa nuova raccolta provengono da due gruppi principali: le canzoni irlandesi (WoO 152) e le canzoni gallesi (WoO 155).
Il filo conduttore è il tema amoroso, declinato in molte sfumature: dall’intimità di Amore senza speranza (Love Without Hope) alla nostalgia de Il bacio d’addio (The Parting Kiss), fino alla serenità di Dolce pegno (Thou Emblem of Faith) e alla lontananza di Meditando sull’oceano ruggente (Musing on the Roaring Ocean).
Non mancano toni più vivaci e narrativi, come nella ballata Mi dicono di disprezzare il mio caro Dermot (They Bid Me Slight My Dermot Dear), o accenti fiabeschi in La malga (The Dairy House). A chiudere, la riflessione sulla guerra nel suggestivo Il sogno del soldato (The Soldier’s Dream).
Tra tradizione e contemporaneità
I testi italiani, firmati da Giuseppe Calliari, mantengono la struttura metrica e il senso poetico degli originali, in una raffinata traduzione ritmica che unisce fedeltà semantica e musicalità.
È un lavoro che continua la lezione di Pigarelli e rilegge Beethoven con sensibilità moderna, dimostrando come la coralità possa diventare uno spazio di dialogo vivo tra musica colta e tradizione popolare.
Come scrive Alessandro Ledda, direttore del Coro CeT di Milano, il lavoro di Filippi rappresenta “la riaffermazione e l’ampliamento di una proposta di repertorio che intercetta un filone eccentrico rispetto ai percorsi tipici dei cori di ispirazione popolare, ma che diventa ad essi organico grazie a una raffinata opera di traduzione musicale”.
Un tassello prezioso in quella tradizione che, nata nel 1926 con i fratelli Pedrotti al Castello del Buonconsiglio di Trento, si avvicina oggi al suo primo secolo di vita.
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